Come trasformare la quotidianità in momenti linguistici, senza aggiungere attività extra?

Benvenute e benvenuti a Chiedi a Najwa, il nostro podcast esclusivo della Comunità UPAV. Ogni settimana rispondo ad una domanda della nostra community e la domanda di oggi è:

Non ho idee per coinvolgere le mie bimbe in attività linguistiche che siano non ‘extra’ (ho visto la story di Najwa sul bucato), soprattutto perché hanno età diverse. Consigli?

Cominciamo.

Vorrei dare prima di tutto approfondire il contesto di questa domanda.

La settimana scorsa ho pubblicato su Instagram delle storie in cui raccontavo che io facevo la lavatrice, mia figlia prendeva i vestiti dalla cesta e li buttava a terra. Finché le ho offerto la mano e le ho proposto un piccolo gioco: “A terra no… in mano.” Lei me li dava il capo, io dicevo “Grazie”, li mettevo in lavatrice, poi: “Dammi”, e avanti così fino a che la cesta non era vuota. Un momento davvero piccolo della giornata, ma prezioso da un punto di vista linguistico e relazionale e sì, ho anche fatto la lavatrice nel frattempo.

Nelle storie dicevo che questo è uno dei cardini del mio metodo. Se vogliamo chiamarlo “metodo”. Perché sì, questo è un ambito personale del mio modo di relazionarmi con i miei figli per il multilinguismo. È un ambito in cui mi sento brava, e sapete perché? Perché non amo giocare con i miei bambini. Non amo unirmi ai loro giochi simbolici con superthings, e macchinine. Usare la quotidianità per relazionarmi con loro, coinvolgerli in ciò che faccio, creare micro giochi facendo la lavatrice o mentre li invito a lavarsi i denti è ciò che mi riesce meglio.

Non è un’attività da seguire, non ho consigli o idee. Io stessa improvviso. È lì la chiave del non impiegare tempo extra per la lingua. È intercettare opportunità linguistiche dentro la routine, dentro la vita che c’è già.
Nel flow della giornata.

Per questo motivo non posso rispondere a questa domanda con delle idee:
“Fai questa attività…”, “Proponi questo gioco…” Perché se io vi do delle idee, finite probabilmente per pensare che il multilinguismo si costruisca aggiungendo cose, invece che vedendo ciò che già c’è. E questo può non funzionare sul lungo termine.
Quello che invece posso fare è aiutarvi a allenare la capacità di vedere quei momenti linguistici spontanei che già esistono nella vostra giornata.

Come sviluppare questa competenza? Ecco alcuni punti che possono aiutarvi:

1. Fare micro-pause
Prima di parlare o rispondere, prima di intervenire, prima di correggere, prima di passare alla task successiva, mi prendo qualche secondo in cui inspiro, mi radico e mi chiedo: “Posso essere più presente qui, adesso? Come?”
Queste micro-pause aprono lo spazio per vedere occasioni che altrimenti scappano.

2. Allenare lo sguardo invece che la performance
Quando osserviamo i bambini con attenzione (non in modalità “risolvo”, “insegno”, “controllo”) impariamo a cogliere i loro prompt, come quello di Rim e il bucato: un interesse, un gesto, un gioco, un contatto. Ed è lì che può nascere un momento per la lingua. Non serve inventare nulla, serve notare.

3. Smettere di aspettare il “momento perfetto”
Molti genitori si bloccano perché credono che serva calma, tempo, organizzazione.
In realtà serve accorgersi del momentum, anche se dura 20 secondi.
Un gancio basta: uno scambio di sguardi, una frase che fa sentire visti come “ti piace davvero tanto il calcio vero?” Questi sono semini per la relazione, per le conversazioni e quindi anche per la lingua.

4. Dare un’intenzione alla giornata
Tipo “Oggi provo a notare un solo momento in cui posso aprire una micro-conversazione.” Uno. Non dieci.
Questa intenzione orienta l’osservazione senza farti credere che tu debba fare qualcosa di specifico. Più diventi abile nell’osservazione, più i momenti si moltiplicheranno spontaneamente.

5. Accogliere che non succederà tutti i giorni
La presenza non è costante. Ci sono giorni in cui siamo pieni, stanchi, distratti. E va bene così. Sapere questo, sapere che non c’è bisogno di esserci e fare qualcosa ogni giorno… sorprendentemente rilassa, e quando ci rilassiamo emerge più facilmente la creatività nel flow della giornata, anche per il lato linguistico.

Se hai più figli, da una parte, organizzate la settimana in modo da avere almeno alcuni momenti 1:1 con ogni bambino. Non lunghi: anche 10-15 minuti bastano. Perché la lingua, nel nostro caso, attraversa la relazione. E un bambino, quando è da solo con te, usa la lingua diversamente. E tu usi la lingua diversamente con lui.

Dall’altra, osservate quali sono i momenti in cui i vostri bambini, insieme, sono già in una dinamica fluida. Per noi, ad esempio, i momenti linguisticamente più fluidi sono:
• quando giochiamo a un gioco da tavolo,
• quando montiamo costruzioni magnetiche,
• quando leggiamo insieme,
• quando camminiamo verso scuola o torniamo a casa.
Non sono attività linguistiche. Sono attività normali…cose che ci piace condividere al di là della trasmissione linguistica. Diventano attività linguistiche perché scelgo di essere presente, modellare, riformulare la lingua senza distrazioni, e io ci sono dentro, con intenzionalità.

In conclusione, la domanda principale sarà:
“Come posso imparare a vedere la lingua che già vive nella nostra routine?”
Perché la verità è che la lingua c’è già. È sparsa ovunque, nelle pieghe della vostra giornata, anche quando non ve ne accorgete.

Per te potrebbe essere il momento in cui pettini e fai le trecce a tua figlia e magari cerchi di intrattenerla raccontandole una storia per renderla più docile durante l’acconciatura.

Per qualcun altro può essere durante la colazione, quando c’è quel minuto di calma davanti a una tazza di caffè caldo. Per altri ancora arriva in macchina, nel tragitto per andare a scuola, magari mentre ascoltate musica insieme e vi soffermate ad imparare le parole della canzone.

Le idee e le possibilità sono infinite. E proprio per questo non avete bisogno dei miei consigli, ma di prendervi tempo per osservare e lasciarvi guidare dall’energia della vostra giornata.

Grazie per aver condiviso la tua domanda con noi, a lunedì prossimo!

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